La Cappella

Gli interni

arte
Un gioiello di arte e architettura barocca di livello mondiale, uno spazio unitario di bellezza che racchiude le più importanti espressioni d’arte tra il ‘500 e ‘600.

La Cappella di San Gennaro è la sintesi della profonda relazione di fede tra il popolo di Napoli e il giovane martire cristiano. La Deputazione si assunse la responsabilità di rispettare il voto fatto a San Gennaro e si comportò da committente attento ed esigente: affidò la progettazione della cappella a Francesco Grimaldi, un architetto famoso in quegli anni tra Cinque e Seicento. Il progetto seguì i canoni e i criteri più attuali, soprattutto per quel che riguarda la cupola, che come quelle del duomo di Firenze e della basilica di San Pietro, è una cupola a doppia calotta.

La partecipazione del popolo a questo gigantesco progetto fu enorme. La decisione di invitare pittori da altre città non fu però condivisa dai pittori napoletani. Questi, offesi per essere stati esclusi da uno spazio simbolicamente così importante per la capitale del regno, ricorsero anche alle maniere forti. Il pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino, ad esempio, pur essendo stato ingaggiato, non diede mai inizio al suo lavoro e lo stesso accadde al famoso pittore emiliano Guido Reni che dopo molte minacce ricevute e l’accoltellamento di un suo aiutante, lasciò Napoli. Nel 1630 la Deputazione contattò Domenico Zampieri, detto “il Domenichino”, amico di Guido Reni e allievo della famosa scuola di Annibale Carracci, uno dei grandi padri della pittura barocca in Italia. Nel 1631 fu finalmente stipulato il contratto, oggi conservato nell’archivio della deputazione.

Domenico Zampieri, detto “il Domenichino”
Domenico Zampieri, detto “il Domenichino”

Anche al Domenichino però, giunsero minacce e intimidazioni, tanto che decise di fuggire da Napoli e rientrò solo per l’insistenza degli amici e l’imprigionamento di moglie e figlia t  che furono trattenute in ostaggio dai Napoletani. Fu così che il Domenichino completò la sua opera: affrescò le lunette degli altari, i sottarchi e i pennacchi alla base della cupola. Completò inoltre cinque dei sei dipinti su rame che decorano gli altari laterali. I suoi dipinti suscitarono consenso ed entusiasmo unanimi, della Deputazione e della Città, ma il 6 aprile 1641 la morte lo colse improvvisa, forse per avvelenamento. Giovanni Lanfranco completò la cupola, nella quale rappresentò il paradiso, e Jusepe de Ribera, chiamato “lo Spagnoletto” fu incaricato di dipingere il San Gennaro illeso nella fornace ardente, il sesto olio su rame.

La Cappella: altre informazioni

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L’archivio

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